La Levante nasce
a Vigonza (PD) e si contraddistingue da subito per
la sua linea innovativa: la scocca delle sue
caravan è realizzata in vetroresina,
l’isolamento in poliuretano, le sue forme
sono tondeggianti.
I primi modelli prodotti per
il mercato italiano risalgono agli anni ’60.
L’esordio si ha con la Levante Graziella 300.
Siamo in un epoca florida che,
a seguito del boom economico, vede il paese
motorizzarsi.
Aumenta la
disponibilità di tempo libero e la crescente
urbanizzazione permette la nascita del concetto di
vacanza all’aria aperta come evasione dalla
città che si va sempre più
cementificando. Quest’esodo assume
caratteristiche di vero e proprio spostamento delle
popolazioni urbanizzate durante i fine settimana
verso mete naturalistiche.
è in questo contesto
che viene prodotta la Graziella 300, una piccola
caravan lunga appena tre metri e pesante solo 400
kg (tanto da poter essere trainata con l’auto
del momento, la Fiat 600) grazie anche ad un tetto
sollevabile che ne aumentava
l’abitabilità pur contenendone i pesi.
Pur essendo di peso e
dimensioni così ridotte, la Levante
Graziella offre tutto il necessario per le vacanze
in due: una cucina, una dinette trasformabile in
letto matrimoniale ed un guardaroba.
La sua forma arrotondata e la
leggerezza associata alla robustezza sono le sue
caratteristiche principali, dovute ad una
particolare tecnologia costruttiva che prevede
l’uso di un procedimento d’avanguardia:
la scocca è realizzata con due gusci in
vetroresina (PRFV), inattaccabili dagli agenti
atmosferici e resistenti agli urti e di facile
riparazione, uniti da un’unica giunzione
perimetrale.
La coibentazione veniva
assicurata dal poliuretano ad alta densità
(PUE) a bassissimo coefficiente di
conducibilità termica (0,04), iniettato con
uno speciale procedimento. Internamente un
rivestimento in Skai rifinisce l’abitacolo,
garantendo impermeabilità ed
elasticità. Inoltre le sue proprietà
ignifughe e anticondensa lo rendono ancora
più idoneo all’uso.
La maggior robustezza e
l’assenza totale di ponti termici rispetto al
diffuso sistema di assemblaggio a pannelli,
rendevano questa caravan molto adatta ad un uso
invernale, tanto da garantire una differenza di
temperatura con l’esterno fino a 42°C.
Inoltre, la sua forma
arrotondata e priva di spigoli ne garantisce
l’aerodinamicità e la
stabilità, permettendo anche un notevole
risparmio di carburante, qualità
indispensabili per chi si rivolgeva ad una caravan
nata per viaggiare.
Nel 1973 il marchio Levante
assume la nuova denominazione Lander. Le
nuove caravan prodotte hanno il tetto fisso e la
scocca bicolore fino al 1976, momento in cui
assumeranno il classico colore avorio. I modelli
disponibili sono 3: la Lander 340, la 401 e la 474.
Tutte sono dotate di toilette, stufa Truma, cucina
con frigo Electrolux.
Gli abitacoli sono eleganti e
ben disegnati: i mobili arrotondati, di
tonalità mogano, danno all’insieme un
aspetto tipicamente “nautico” e nel
complesso molto gradevole. Accurate le rifiniture e
la robustezza dell’assemblaggio.
Nel 1978 la Lander cresce in
altezza, pur conservando la caratteristica forma ad
uovo, mentre il sottile bordo di giunzione dei due
gusci viene sostituito da uno più
largo metallico con striscia parabordo in gomma
centrale.
I modelli disponibili sono:
- la 340 con una dinette matrimoniale;
- la
401 n. posti 3+1, con dinette matrimoniale e
dinette singola con cuccetta;
- la 474 n. posti
4+1, con due dinette matrimoniali di cui una a
ferro di cavallo e una cuccetta.
Nel 1984 questo modello, ormai
consolidato, cede il passo alla moda del momento
che predilige forme più rettilinee. Nasce la
nuova Lander Lineare, in un periodo in cui le
vendite di caravan in Italia subiscono un sempre
più veloce declino che porterà alla
chiusura o alla riconversione di tutti i marchi
italiani produttori di caravan.
Il canto del cigno della
Lander si ha con l’uscita di un modello
speciale: la Pierre
Cardin, con il design
firmato dal celebre stilista. è un modello
molto accessoriato e di elevata qualità, ma
anche molto costoso, una scelta forse non
riuscitissima in un momento come questo.
Alla fine degli anni ‘80
la fabbrica della Lander produce le ultime caravan
prima di essere riconvertita alla produzione di
cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani.
Oggi le caravan Lander vantano
molti estimatori e collezionisti, soprattutto nel
nord Europa, che mantengono alto il prestigio di
queste roulotte eccezionali per
manovrabilità, solidità, leggerezza,
e per una tecnica costruttiva davvero innovativa.
Intervista ad un responsabile
della Lander
Il sig. Gianfranco Vianello
è stato il responsabile della costruzione
delle caravan Levante-Lander e, in un secondo
tempo, l’addetto all’assistenza e
all’istruzione del personale per le
riparazioni per i concessionari di tutta Europa.
Contattato da me personalmente, ha avuto la
gentilezza di rispondere ad alcune domande,
concedendomi un’intervista che considero
davvero preziosa.
D.: In che periodo lei ha
lavorato alla Lander?
R.: dal 1973 fino 1980 poi ho fatto
assistenza sempre per loro fino 83 poi ho chiuso e
cambiato attività.
D.: Quali modelli Lander si
producevano in questo periodo?
R.: Fino il 76-77 gli stessi modelli
della ditta Levante, poi abbiamo modificato lo
stampo della 330 con la 340 eliminato la 300 e
costruito un nuovo stampo per la 401in seguito
modificandone anche l’ altezza. Per quanto
riguardano le date sono molto incerto, sa l’
età avanza e... L’ ultimo modello
è stato la 474.
D.:
è vero che i mobili erano progetto
esclusivo Lander?
R.: Si i mobili erano costruiti da una ditta
individuale all’ interno della Lander.
D.: Per i componenti vi
appoggiavate a ditte esterne o l’azienda
produceva tutti i componenti?
R.: I componenti erano forniti da ditte
esterne.
D.:
Più o meno quante caravan al giorno venivano
prodotte?
R.: Dal
‘77 all’80 ero responsabile io e si
costruivano 8 caravan complete al giorno.
D.: Può descrivere
sommariamente il processo costruttivo delle caravan
Lander?
R.: Cerchi
di immaginare una padella, all’interno questa
era trattata con della cera d’api per sei o
sette volte. Veniva poi verniciata con resina
colorata, in questo caso di bianco bicomponente, e
il tutto messo in un forno a temperatura di circa
45 gradi.
Poi si passava alla resinatura che
consisteva in un macchinario formato da una pistola
che spruzzava la resina incolore. Lei ha presente
come funziona la pistola del pittore di
carrozzeria?Fa un getto verticale e si muove da
destra a sinistra e viceversa. Questa invece aveva
il getto orizzontale e sopra c’era una
taglierina che tagliava un filo di lana di fibra di
vetro e la depositava sopra il getto della resina,
con dei rulli poi si faceva aderire il tutto sopra
lo stampo colorato (la padella), riportato al forno
e, una volta asciutto, con l’ aiuto
dell’aria di un compressore si estraeva il
guscio.
Ringrazio il sig. Gianfranco
Vianello per la sua cortesia e gentilezza e per
averci così chiaramente descritto il
processo costruttivo davvero unico nel suo genere.
Susanna Missori